venerdì, 31 ottobre 2008

La Ronda della Carità a Verona è stata costituita il 14 Febbraio 1995 per iniziativa di un piccolo gruppo di amici che sentivano il desiderio di dedicare parte del proprio tempo di vita a quegli uomini e donne che vivono in una situazione di grande povertà.
È un associazione di volontariato che ha la volontà di assistere, sostenere, soccorrere e prendersi cura dei barboni e di tutti coloro che vivono la propria vita ai margini della strada. È stata denominata "amici di Bernardo" in memoria di Bernardo, un uomo che è morto in una notte gelida dell'inverno 1995, mentre dormiva nei pressi della stazione di porta Nuova.
La motivazione che muove la Ronda della Carità è la necessità di garantire la sopravvivenza quotidiana e di soddisfare i bisogni primari di chi non è in grado di provvedervi da solo.
L'intenzione del associazione è anche quella di essere, per tutti costoro, un punto di riferimento notturno e diurno per qualsiasi urgenza e bisogno. I senzatetto sanno che se stanno male, se vogliono imboccare un percorso diverso, se cercano una qualsiasi sistemazione possono contare sull'aiuto della Ronda della Carità e dei suoi volontari.
L'impegno concreto dei volontari è di girare tutte le notti per le strade della città, dove sono soliti accamparsi e dormire i senzatetto, per portare loro un briciolo di affetto, un po' di calore umano, indumenti e biancheria pulita, delle coperte per coprirsi, un po' di cibo e di bevande calde, l'assistenza che di volta in volta si rende necessaria. È un'attività semplice, che richiede pochi mezzi ma tanta attenzione e premura verso gli ultimi, i poveri, coloro che apparentemente non contano nulla. Non è per caso, ma ha un profondo significato il fatto che il servizio si svolga nel cuore della notte, quando tutto tace, tutti gli altri servizi pubblici o di volontariato sono chiusi, e chi non ha casa si ritrova immerso nella solitudine e nel silenzio della propria miseria.
Non solo: la Ronda ha scelto di andare verso i barboni, di raggiungerli là dove si sono accampati, nei loro nascondigli cittadini, nei loro ripari di fortuna, negli angoli più bui e impensati. E' un gesto simbolico che vuole esprimere il rispetto e la considerazione umana nei loro confronti.
Un altro impegno della Ronda della Carità è sostenere i nuclei familiari poveri, con aiuti concreti come beni di prima necessità: vestiario, viveri, utensili per la casa, ecc.
Lo spirito che anima la Ronda della Carità è quel sentimento d'amore universale che pervade l'intera esistenza umana, che ne è il sapore e che inonda di significato tutto quello che succede. Un amore percepito come forza interiore, dai contorni sfumati, dal colore indefinito, dalla forma misteriosa, ma intessuto da un'infinità di piccoli segni e di semplici gesti quotidiani. E allora l'esperienza di volontariato fluisce in un dare e un ricevere continuo, ogni volta che si da qualcosa c'è qualcos'altro che torna indietro, in un inevitabile processo di crescita e di arricchimento reciproco. È dando che si impara a ricevere, è ricevendo che si impara a dare, è aprendosi agli altri che ci si apre a se stessi, è amando se stessi che si può amare gli altri.

Dal sito: http://www.rondadellacaritaverona.org/mission.html .

Per chi volesse collaborare con la Ronda della Carità può telefonare a questo numero: 349 381 6616

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domenica, 26 ottobre 2008
Il Movimento Europeo Dei Cittadini incontra, Giovedì 30 Ottobre alle ore 21,15 presso il Bar Liston 12 in Piazza Bra a Verona, il presidente della Ronda Della Carità, Marco Tezza.

Il presidente Tezza presenterà le origini e le attività della Ronda a Verona
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giovedì, 23 ottobre 2008

Il Caucaso è stato proiettato sulla ribalta della scena internazionale dal recente conflitto tra Georgia e Russia per il controllo dell’Ossezia del Sud.

C’è da chiedersi cosa possa aver spinto il Presidente georgiano Saakashvili a decidere un attacco militare in grande stile contro l’Ossezia del Sud, sapendo che Mosca non sarebbe certamente rimasta a guardare.

Essa, infatti, non è disposta a perdere la propria influenza sulla repubblica georgiana ribelle che si trova ai margini di un’area strategica molto importante per il passaggio di oleodotti e gasdotti che possono raggiungere direttamente il Mediterraneo senza passare per il territorio russo.

La sproporzione di mezzi militari tra la Russia e la piccola repubblica georgiana doveva costituire un deterrente automatico contro ogni possibile velleità d’attacco.

Invece il Presidente Saakashvili, contro ogni evidenza, decide di lanciare un’offensiva suicida.

Evidentemente alle sue spalle spingevano alleati ben più potenti, in particolare gli Stati Uniti, che già nello scorso mese di aprile avevano fortemente caldeggiato l’ingresso di Georgia e Ucraina nella Nato.

Evidentemente gli scarsi risultati, per non parlare degli evidenti fallimenti in Afghanistan e Iraq, hanno indotto l’amministrazione americana a puntare con più forza e determinazione su altre aree per il passaggio delle condotte energetiche.

L’Afghanistan, in particolare, poteva costituire un tramite fondamentale per i collegamenti tra Asia centrale e Golfo persico, aggirando l’Iran.

In tutto il continente asiatico in futuro si giocherà una partita fondamentale a tre tra Stati Uniti, Cina e Russia per il controllo e lo sfruttamento delle risorse energetiche.

La grande novità che si sta dispiegando sugli scenari politici internazionali è l’oggettivo indebolimento della potenza americana, che oltre ai significativi insuccessi di cui si è detto sul piano militare, si vede ora costretta ad affrontare una pesantissima crisi finanziarie e di conseguenza anche economica, che per altro sta investendo l’intero occidente.

La conseguenza più probabile negli equilibri geopolitici mondiale potrebbe essere la fine vicina del monopolarismo americano a vantaggio della nascita di una molteplicità di poli mondiali e regionali.

Innanzitutto Cina e Russia, ma anche stati, quali India, Iran, Brasile, e altre realtà regionali potrebbero presto rompere il monopolio americano.

Il bipolarismo della guerra fredda e l’esistenza di un’unica superpotenza dopo il crollo del comunismo hanno garantito una certa stabilità complessiva a livello planetario, nonostante le molteplici crisi regionali che si sonno susseguite.

Ci si può chiedere, in questo senso, se l’incipiente, apparentemente ineluttabile multipolarismo, segni una continuità con il recente passato.

Le previsioni, in termini di politica, storia ed economia, sono sempre difficili, per non dire quasi impossibili; tuttavia, non fosse altro che per una logica di possibili combinazioni matematiche, il multipolarismo potrebbe facilitare il formarsi e il disfarsi di alleanze e contrapposizioni, che alla lunga rischierebbero di aumentare e non diminuire la probabilità di conflitti su scala allargata.

Stefano Verzè

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giovedì, 23 ottobre 2008

Il Caucaso è una terra di cerniera tra occidente e oriente, percorsa da secoli di storia e contese tra turchi, russi e persiani.

I diversi influssi culturali e religiosi, unitamente alle molteplici appartenenze etniche, lo rendono estremamente frastagliato sul piano politico e dei confino nazionali.

Oggi l’Armenia conta tre milioni di abitanti e un’estensione di soli trentamila chilometri quadrati, rispetto al suo territorio storico di circa centomila chilometri quadrati, attualmente appartenente per lo più alla Turchia.

In Armenia le condizioni economiche e sociali, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica sono addirittura peggiorate.

Girando tra la gente sono molte le voci di chi rimpiange il passato comunista, quando perlomeno erano garantiti standard minimali di vita.

Dal punto di vista politico le cose non sono molto cambiate, nel senso che al regime sovietico si è sostituito un establishment politico ed economico, che mantiene il potere in maniera autoreferenziale ed autocratica.

Non esiste libertà di stampa e opinione e, nonostante il multipartitismo elettorale, mancano nella società le condizioni per un effettivo pluralismo politico.

Molte sono le persone, tra le quali una buona rappresentanza giovanile, che partecipano a manifestazioni non autorizzate nella capitale Yerevan, sfidando i divieti delle pubbliche autorità, per rivendicare diritti di democrazia e libertà.

I rischi personali non sono pochi e vanno dalla possibilità di morire sotto gli attacchi di esercito e polizia, come è avvenuto durante un’imponente manifestazione di piazza la scorsa primavera, a quella di essere arrestati in qualunque momento con accuse false e pretestuose.

Molto basso anche il tenore di vita, che costringe la stragrande maggioranza della popolazione a vivere con meno di cento euro al mese (basti pensare che un primario di ospedale tocca appena centocinquanta euro al mese).

Così si deve rinunciare all’automobile e i vari elettrodomestici possono essere acquistati solo a rate.

Non esistono diritti sindacali: molte persone lavorano a lungo senza nemmeno essere pagate e se protestano per i continui rinvii degli stipendi sono comunque invitate a farsi da parte dai rispettivi datori di lavoro, che non hanno difficoltà a sostituirle con gli innumerevoli disoccupati in attesa di impiego.

Le risorse economiche dell’area sono prevalentemente legate all’agricoltura: solo l’Azerbaijan dispone di ingenti risorse petrolifere presenti nel Mar Caspio.

Il Caucaso comprende infatti, oltre all’Armenia,.anche Georgia e Azerbaijan, e la situazione politica e sociale descritta per l’Armenia è comune anche agli altri due paesi.

Sull’Armenia ho riportato impressioni ed esperienze dirette fatte durante un viaggio della scorsa estate, che avrebbe dovuto estendersi all’intera area se non fosse scoppiato il conflitto tra Georgia e Russia per il controllo dell’Ossezia del sud.

Tutte le frontiere erano chiuse e quindi non mi è stato possibile uscire dal territorio armeno.

Ho avuto comunque modo di approfondire molte questioni geopolitiche che possono spiegare le cause dei vari conflitti locali, ancora in corso oppure latenti, e che rendono l’intera regione particolarmente importante per la stabilità mondiale e gli equilibri internazionali.

Ne parleremo prossimamente.

Stefano Verzè

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martedì, 17 giugno 2008

il movimento

Il Movimento Europeo dei Cittadini è un’unione di cittadini, nata a Verona il 5 Maggio del 2003 per iniziativa di Franco Nestori già fondatore di Verona Europa, che pone la persona e il rispetto delle diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli europei al centro della propria azione.

A tal fine esso intende promuovere:

• la salvaguardia dei diritti civili e delle libertà fondamentali delle persone che vivono sul territorio dell'Unione Europea, facendo proprio il patrimonio spirituale e morale assunto nei principi della "Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea” del 7-11/12/00, a partire dai valori indivisibili e universali di Cittadinanza, Giustizia, Solidarietà, Uguaglianza, Dignità e Libertà;

• la conoscenza ed il rispetto del diritto di Cittadinanza, favorendo la partecipazione attiva e consapevole dei cittadini alla vita culturale, sociale, economica e politica;

• la pari dignità dei cittadini senza differenze di sesso, religione, etnia e stato sociale;

• la tutela dell’ambiente e la salvaguardia del territorio, beni irrinunciabili ed indispensabili al benessere fisico, psichico e morale della persona.


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